giovedì 9 marzo 2017

VICENZA CALCIO: 115° anniversario della fondazione

9 marzo 2017

Tanti auguri Vicenza Calcio. Oggi il Club compie 115 (centoquindici) anni. 
La data del 9 marzo 1902 identifica infatti la fondazione dell’allora Associazione Calcio Vicenza.
Una storia fatta di uomini e di grandi calciatori, di centinaia di partite, di emozioni e di autentica e incrollabile passione.
Buon compleanno vecchio Lane! 






giovedì 2 marzo 2017

L’incanto del Real Vicenza





L’incanto del Real Vicenza


1977/78: Gli uomini di G.B. Fabbri stupiscono l’intera penisola con un calcio spettacolare mai visto giocare prima da una provinciale.


PROLOGO

Al termine della stagione 1974/75 il Lanerossi Vicenza precipita in serie B, un evento, considerando la permanenza record di ben venti anni nella massima serie, il più delle volte condita da salvezze all’ultima giornata. Ma questa volta il miracolo atteso dai tifosi non c’è, la politica del compra-valorizza-vendi che tanto bene aveva svolto il presidente Giussy Farina non riesce a dare i propri frutti e la squadra che scende di categoria è ormai vecchia, svalorizzata e non più avezza al clima infernale della serie cadetta.A guidarla nella nuova ed inedita avventura, ancora il “filosofo” Scopigno, che aveva rilevato Puricelli nella stagione precedente non riuscendo però nell’impresa di salvare i biancorossi. L’inizio in serie B è stentato oltre ogni previsione, e per di più Scopigno dopo poche giornate si ammala gravemente ed è costretto a passare la mano a Cinesinho, che riuscirà a condurre il Lanerossi ad una sofferta salvezza, dopo aver intravisto lo spettro della serie C.

      L’ARRIVO DI GIBI’

La squadra dei sogni parte lunga, dalla Serie B della stagione ’76-77, e nasce tra i mugugni di una piazza che attendeva nomi altisonanti dalla campagna acquisti e si trova di fronte un pugno di ragazzi e un tecnico dalle idee moderne e poco tranquillizzanti. Si chiama Giovan Battista Fabbri, il timoniere: uno che dei grandi nomi se ne infischia perché punta sul collettivo e che ha appena subito una bocciatura cadendo in C con il Piacenza. I nuovi acquisti del presidente Giussy Farina, che deve preoccuparsi anche di far quadrare il bilancio, si chiamano Paolo Rossi, Salvi, Cerilli. A Vicenza c’è malumore. Cerilli è noto solamente perchè ha fallito clamorosamente nell’Inter, dove in tanti, Fraizzoli in primis, lo vedevano come il nuovo Corso ma dove in due stagioni racimola solamente diciannove presenze per una sola rete.
Salvi invece ha già 31 anni e una vita alle spalle con la maglia della Sampdoria, insomma non proprio un giovane in cerca di successo nei campi infuocati della serie B. Per finire, Paolo Rossi. Uno scarto della Juventus che anche a Como faceva panchina (sei presenze e zero reti la stagione 75/75) e che Boniperti riesce a dirottare in comproprietà a Vicenza. Non bastasse, il vecchio bomber Sandro Vitali si impenna, né combina un’altra delle sue e molla il ritiro e il calcio lasciando i tifosi nel panico.

RITORNO IN A

Sarà un inferno, prevedono le cassandre. Non bastasse, alla prima di campionato i biancorossi cedono per 2-0 di fronte ad un non irresistibile Avellino.E invece la stagione è d’oro: corroborato da tre vittorie consecutive, Fabbri indovina le potenzialità di Rossi, che durante la stagione si guadagna la convocazione nell’Under 21, e il suo Vicenza mette in mostra un gioco raffinato, moderno, con Paolino alla guida di un gruppo che non sbanda (quasi) mai. Nei momenti di stanchezza affiora nella tifoseria una punta di insofferenza, ma anche se la squadra a lungo andare concede sempre meno allo spettacolo, anche se finisce in affanno, la Serie A è riconquistata. A Vicenza esplode un carnevale fuori stagione, Corso Palladio è una bolgia di allegria ed entusiasmo. Paolo Rossi ha segnato 21 reti, è il capocannoniere della serie cadetta ed è già un pezzo pregiato per il mercato ma Farina lo convince (aumentandogli l’ingaggio, da 8 a 50 milioni) a restare per affrontare insieme la grande avventura della serie A.E il Real Vicenza di Gibì Fabbri si affaccia alla Serie A con le pile ancora cariche, l’adrenalina a mille e una dannata voglia di stupire il calcio italiano. Giussy Farina, che a fine stagione aveva annunciato il ritiro, non trova acquirenti per la sua creatura «costruita spendendo un pugno di lenticchie e che oggi ha quadruplicato il suo valore». Cosi il presidente fa marcia indietro e resta alla guida del gruppo.

LA CORTE DEI MIRACOLI

Franco Cerilli
La stagione però parte malissimo, peggio della precedente. Un incolore 0-0 al Bentegodi per il derby veneto bagna il ritorno dei biancorossi in serie A, seguito da due sconfitte interne contro Inter e Torino. D’accordo, il calendario non è amico, anche perchè alla quarta di campionato i biancorossi ne buscano tre dal Milan a San Siro, ma anche in quella che avrebbe dovuto essere la gara del riscatto, al Menti contro un timidissimo Pescara, Il Vicenza fatica a contenere la gara sul pareggio. Tre sconfitte e due pareggi nelle prime cinque giornate. Farina si guarda intorno, interroga Fabbri sul da farsi per il mercato di riparazione autunnale e sull’attuale schema di gioco dei biancorossi, che nonostante le due punte (Rossi e Vincenzi) fa una fatica terribile a trovare la via della rete.La risposta sta nel campionato precedente: riprendere in mano gli schemi sbarazzini e arroganti utilizzati nell’anno della promozione e giocarsi li tutto per tutto a viso aperto anche in serie A.
Contro-ordine è quindi il rimedio: da Monza in cambio di Vincenzi rientra in fretta e furia Cerilli, mai ambientato e fuori fase, e da Como arriva un certo Mario Guidetti, oscuro mediano con alle spalle una manciata di presenze in serie A e pure non proprio giovanissimo.
Fabbri a Bergamo per la sesta di campionato sa di giocarsi la panchina. Niente doppia punta, Rossi solo in avanti con Filippi e Cerilli sulle fasce, Faloppa e Salvi a centrocampo e Guidetti sulla mediana davanti alla difesa e pronto per improvvise proiezioni offensive. Dietro, Callioni Prestanti e Lelj, coperti dal magnifico e sfortunato libero Carrera (un’altra scommessa di G.B.), coprono l’ottimo Ernesto Galli in porta (uno dei pochi portieri a giocare ancora senza guanti…).

Al 32′ L’Atalanta si porta in vantaggio con Rocca ed a questo punto il Vicenza si trova di fronte ad un bivio. La strada giusta la indica Guidetti, che 6 minuti dopo pareggia i conti con un incursione delle sue. I ragazzi di Fabbri ci credono, il gioco si fa spumeggiante come nelle migliori giornate della stagione precedente, Rossi al 46′ porta in vantaggio i suoi e al 51′ addirittura è 3-1 ancora Guidetti. Finirà 4-2 con un apoteosi biancorossa e la ferma convinzione tra i giocatori che anche in serie A c’è posto per loro. Convinzione che la domenica successiva si consolida quando al Menti arriva la Lazio: 2-1 finale con ancora Rossi in rete e stoccata finale dello stopper Prestanti.
La stampa inizia ad accorgersi dell’armata di Fabbri, Paolo Rossi inizia a guadagnarsi le prime pagine dei giornali, Fiorentina e Roma sono castigate rispettivamente per 3-1 e 4-3 con due doppiette di Paolino e tanto, tanto bel gioco.
Contro la Roma sono addirittura fuochi d’artificio con Ernesto Galli che al 90′ para un rigore all’ex Agostino Di Bartolomei consentendo al Lanerossi di portarsi al terzo posto in classifica.Piccolo break allo Zaccheria con un tenace Foggia (1-1 finale) e via ancora con altre due vittorie (Bologna e Genoa). Al termine della dodicesima giornata la classifica recita: Milan e Juventus 17 punti, Lanerossi Vicenza 16 punti. Clamoroso.Fabbri è guardato con invidia dai suoi colleghi: come può una provinciale, piena fra l’altro di scarti di altre società, essere così sfrontata, votata all’attacco in qualsiasi campo d’Italia?La piccola rivoluzione del Vicenza sta tutta nella convinzione che G.B. riesce ad infondere ai suoi, giocarsela tutta sempre e dovunque, costruire e non distruggere.Dispone inoltre del miglior esterno del campionato, un Roberto Filippi già trentenne, con alle spalle 3 gettoni con il Bologna nel 72/73 e poi tanta serie C, che per la prima volta, sotto la guida di Fabbri, si dimostra all’altezza della Serie A e regala alla squadra idee precise, rabbia agonistica, chilometri e sudore, continuità.
31-12-1977 GENOA-L.R.VICENZA 1-2
Ma il vero crack è lui, Paolo Rossi, già idolo di tutti, già fenomeno mediatico nonostante la sua estrema riservatezza e il suo volto pulito da bravo ragazzo.Nel girone di ritorno il Lanerossi non è più una sorpresa. Tutti si aspettano il crollo dei ragazzi di Fabbri, che invece danno dimostrazione di grande maturità, imparando a gestire meglio le partite e tirando il freno a mano quando ce n’è bisogno. Alla 28a un clamoroso 4-1 al Napoli (doppietta di Faloppa) mantiene il Vicenza a quattro punti dalla Juve che va facile sul Pescara (2-0) e mette praticamente la parola fine al campionato.
La domenica successiva, 3-1 al Perugia (ancora due gol di Rossi) e gran finale al Comunale di Torino dove la Juventus festeggia lo scudetto dando vita assieme agli uomini di G.B. ad un match spettacolare. Due volte in vantaggio con Bettega e Boninsegna, la Signora si fa raggiungere in entrambe le occasioni, prima della stoccata decisiva di Penna Bianca per il 3-2 finale.Sugli allori, proprio Bettega e Rossi, che saranno protagonisti assieme neanche un mese dopo in Argentina con la Nazionale di Bearzot.

CONSUNTIVO

Il campionato di Serie A ’77-78 è finito e da queste parti, ma non solo, passerà alla storia. Cosa chiedere di più? Rossi, definitivamente esaltato dal gioco di Fabbri, va oltre i suoi limiti: 21 ne aveva segnate in Serie B, arriva a 24 nel campionato dei “grandi”, conquistando il titolo di re dei marcatori e la maglia azzurra nella Nazionale di Bearzot. La squadra non arriva mai a minacciare la Juventus Campione d’Italia, ma chiude la stagione dei sogni al secondo posto (che oggi varrebbe Champions League), miglior piazzamento della sua storia. Grazie a Gibì (vincitore del Seminatore d’Oro), grazie ai gol di Rossi, grazie al collettivo. E anche grazie a un piccolo grande uomo che diventa l’anima del centrocampo biancorosso, quel Roberto Filippi che risulterà eletto come miglior giocatore del campionato. Giussy Farina è alle stelle e il suo entusiasmo sta scritto sulla busta con cui riscatta Paolo Rossi dalla Juve con un’offerta di due miliardi, seicento milioni e cinquecentodiecimila lire. Una pazzia d’amore, che costerà molto cara. Dirà Giussy Farina: «Mi vergogno, ma non potevo farne a meno: per vent’anni il Vicenza ha vissuto degli avanzi. E poi lo sport è come l’arte, e Paolo è la Gioconda del nostro calcio…»

EPILOGO

Nonostante le partenze (per coprire li riscatto di Rossi) di due colonne come Lelj (Fiorentina) e soprattutto Filippi (Napoli), Gibì Fabbri mette in guardia un ambiente in euforia, ma nessuno l’ascolta. Così, dopo la stagione della gloria arriva quella del dolore. Dolore anche fisico, come quello di Paolo Rossi, ora diventato Pablito dopo l’avventura in Argentina. Contro il Dukla in Coppa Uefa il ceco Macela lo mette fuori uso per il match di ritorno (con conseguente eliminazione) e per le prime giornate del campionato 78/79. Il Lanerossi stenta, senza Pablito e senza le sgroppate di Filippi sembra perso, inerme.All’ottava giornata è ultimo in classifica assieme al Verona.
Il rientro di Rossi e l’assestamento progressivo della squadra rimettono le cose a posto, a tratti si rivede lo spettacolare gioco della stagione precedente tanto che a sei giornate dal termine sono proprio sei i punti di vantaggio sulla terz’ultima. All’orizzonte una salvezza tranquilla ed onorevole, quindi.Imprevedibile, arriva invece il crollo, nervoso e fisico, degli uomini di G.B. Quattro sconfitte consecutive fanno ricadere il Vicenza nelle zone basse e la squadra si fa trovare impreparata e incapace di ritrovare le energie psicofisiche per evitare il baratro.A Bergamo (dove l’anno precedente era iniziata la svolta…) nell’ultima giornata uno spento Vicenza si fa travolgere dall’Atalanta, ed è di nuovo serie B.
Un ciclo si è concluso, rimarrà invece per sempre la favola del Real Vicenza.
TRATTO DA STORIE DI CALCIO
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lunedì 20 febbraio 2017

Buon 50° compleanno, Roberto Baggio!

Buon compleanno, Roberto Baggio!

“Tanti auguri da tutti i tifosi del mondo, in particolare da noi Vicentini che ti abbiamo sempre nel cuore
Caldogno - Vicenza, 18  febbraio 2017
Tanti auguri di Buon 50° compleanno da tutti i tifosi del mondo, da tutte le squadre in cui hai lasciato la tua magia, e soprattutto da noi Vicentini che ti abbiamo allevato e che ti abbiamo sempre nel Cuore. AUGURI!
Roberto Baggio (Caldogno, Italia, 18 febbraio 1967) con la maglia del Vicenza.
Attaccante o trequartista dotato di una tecnica sopraffina, eccelleva soprattutto nel dribbling. Baggio era un giocatore astuto ed esplosivo, quasi inarrestabile quando partiva palla al piede. Specialista dei calci piazzati e in possesso di un innato fiuto per il gol, oltre che di un’ottima visione del campo e di un tiro potente e preciso.
Amatissimo dagli appassionati di calcio di tutta Italia e di tutto il mondo, ma non dagli allenatori che mal tolleravano la sua popolarità e ne mortificavano lo spirito facendolo giocare fuori ruolo o con compiti tattici inadeguati.
Il suo periodo d’oro: 1993/1994 quando vince il Pallone d’Oro e trascina di peso l’Italia alla finale di USA 94, dove sbaglia uno dei rigori finali.
Wikipedia: Roberto Baggio
10 piu bei gol di Roberto BAGGIO (oltre 2 milioni visualizzazioni)
The best goal of Roberto Baggio: the genius of italian soccer story
Roberto Baggio Best Goals Ever
Roberto Baggio - Dribbling Compilation
Roberto Baggio 50 anni e una carriera in 1 minuto
ARTICOLI:
Vicenza, i 50 anni di Roberto Baggio: un normalissimo uomo eccezionale
Roberto Baggio compie 50 anni. Vi proponiamo parte del fondo scritto nell’edizione di ieri del Corriere del Veneto da Daniele Rea, che tratteggia il ritratto di “un normalissimo uomo eccezionale”. Il resto dell’articolo lo trovate sul quotidiano: “(…) Roby Baggio, un normalissimo uomo eccezionale. Eccezionale in campo, eccezionale fuori. Un disegno fuori scala, in tutto e per tutto. Sorridente quasi sempre, capace però di tirare fuori l’ironia più tagliente al momento giusto.(…) Uno che ha fatto cose incredibili con il pallone tra i piedi ma che, chissà perché e chissà come, viene ricordato anche per i suoi (pochi in verità) flop. Uno per tutti, il rigore calciato alto e male a Pasadena nelle finale mondiale contro il Brasile. Nessuno o quasi ricorda il suo shoot a pochi frammenti dalla fine del secondo tempo supplementare: fosse entrato, e bastava tanto così, ti saluto futbol bailado. Fuori scala, Roby. Anche quando, con la casacca del Brescia, ha salutato il calcio giocato: ciao pallone, ti saluto, ti saluto con tanti giri di campo e la mano ad omaggiare i tifosi. E pazienza se il giornalista che mi sta intervistando deve corrermi a fianco con penna e taccuino rischiando le coronarie: prima la gente, poi tutto il resto. Quante cose nella vita di Roby Baggio, il buddhismo tra le tante (…)  Un mito che si meraviglia di essere tale, un mito perché figlio di un’epoca tanto vicina ma tanto lontana, dove non c’era un twitter a segnalare ogni sbadiglio, un post su Fb o sui social. Un mito lontano come è giusto che sia, perché gli idoli devono sempre restare al loro posto, ma anche molto vicino. Perché quel ragazzo di Caldogno ha compiuto 50 anni ma continua a sorridere alla vita”.
Tratto da TRIVENETOGOAL



Roberto Baggio: 5 gol per la Storia del calcio

E' uscito per l'ultima volta dal campo di gioco il 9 maggio 2004 per entrare nella Storia del calcio. Roberto Baggio, che ha tirato i primi calci nel cortile di casa, a Caldogno, è stato votato dai lettori de La Gazzetta dello Sport come "giocatore più amato" e smuove ancora folle di tifosi in tutto il mondo
Roberto Baggio: 5 gol per la Storia del calcio
Il primo gol in biancorosso 
Nel 1983 il Vicenza calcio aveva già considerato recuperate le 500 mila lire spese qualche anno prima per l'acquisto di Baggio dalla squadra del suo paese, il Caldogno. Arrivato nelle giovanili biancorosse a 13 anni, infatti, l'attaccante si era dimostrato particolarmente prolifico segnando 110 reti in 120 presenze. La prima da professionista arriva il 30 novembre in Coppa Italia. Baggio segna al 123' il 4 a 1 contro il Legnano.
Roberto Baggio: 5 gol per la Storia del calcio
Davanti al più grande di tutti
10 maggio 1987, la Fiorentina ha atteso Baggio per due anni a causa dei tanti infortuni (una costante nella sua carriera), lui risponde alla chiamata nel momento decisivo. Ai viola contro il Napoli di Maradona serve almeno un pareggio per salvarsi. L'uno a uno arriva proprio dai piedi di Baggio che disegna una punizione imprendibile. Quella sera sotto il Vesuvio si festeggia lo scudetto, ma tifosi della Fiorentina applaudono per la prima volta con convinzione il loro nuovo idolo. 
Roberto Baggio: 5 gol per la Storia del calcio
In Europa
Cambia la maglia non cambia il protagonista che si fa conoscere in tutta Europa. Correva l'anno 1993, la Juventus arriva in finale di coppa Uefa battendo il Paris Saint-Germain di Weah. La vecchia signora era andata in svantaggio ma Baggio firma la doppietta che vale la finale. Contro il Borussia Dortmund si ripeterà ancora portando la squadra di Trappattoni ad alzare la coppa. Il secondo gol delle semifinale, però, è una perla su punizione da vedere e rivedere. Raffaello, come Agnelli soprannominò il numero 10 dipinge il suo capolavoro al 90' scaduto. Anche grazie a quella magia Baggio viene premiato con il pallone d'oro. 


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Roberto Baggio: 5 gol per la Storia del calcio
Il congedo dalle "grandi"
Dopo aver vestito la maglia di Juventus e Milan, Baggio arriva alla corte di Moratti, impegnato nell'ennesima rifondazione. Nel 1998 i cambi alla guida dell'Inter si susseguono in modo schizofrenico (sono 4 gli allenatori a saltare), fino all'arrivo di Lippi. Tra il futuro tecnico della nazionale campione del mondo e Baggio non corre, però, buon sangue e il numero dieci finisce spesso in panchina, tanto che alla fine della stagione 1999 l'addio alla maglia neroazzura è quasi scontato. Resta da giocare, però, un'ultima gara: lo spareggio per l'ultimo posto disponibile in Champions tra Parma e Inter. Baggio viene preferito a Recoba e segna una storica doppietta. Il primo gol è da posizione molto angolata, tutti si aspettano un cross ma il condino spedisce la palla all'incrocio dei pali. In porta c'è un incredulo Buffon. 

Roberto Baggio: 5 gol per la Storia del calcio
Il gol non segnato
Baggio partecipa a tre mondiali e illumina la Nazionale azzurra (27 le reti totali). Eppure la sua immagine resterà per sempre legata ad uno dei momenti più tristi del calcio italiano: la finale dei Modiali del 1994. Quell'edizione iniziò con un rigore sbagliato, quello della cantante Diana Ross durante l'inaugurazione del Mondiale, e per gli azzurri si concluse tragicamente nello stesso modo. Al Rose Bowl di Pasadena, contro il Brasile dagli undici metri sbagliano in due: Massaro (tiro parato da Taffarell) e Roberto Baggio. Il suo rigore si alza sopra la traversa e diventa una delle immagini televisive più viste e ricordate al mondo. Fortunatamente, "non è da questi particolari che si giudica un calciatore..."
TRATTO da VICENZATODAY

Roberto Baggio :: Notizie su VicenzaToday


  • Buon compleanno, Roberto Baggio!

    Buon compleanno, Roberto Baggio!

  • TRATTO da VICENZATODAY

    "Auguri, campione": l’omaggio dei social a Baggio

    Tutte le squadre con cui ha giocato, dal Vicenza al Brescia, hanno mandato un messaggio a Roby nel giorno del suo 50° compleanno. Anche la Nazionale, l’Assocalciatori, Maldini, Vieri, Zanetti, Del Piero e Totti hanno partecipato alla festa per il Divin Codino

    TRATTO DA SPORT.SKY


    Roberto Baggio compie 50 anni: ha unito il mondo del calcio

    Oggi il divin codino compie 50 anni. E' partito da Caldogno, si è fatto amare da Pelé, Maradona e Rivera ed è stato vicino a Borgonovo. Ora vuole far crescere i giovani, con i valori con cui è cresciuto lui

    TRATTO dalla GAZZETTA DELLO SPORT

    Roby Baggio: gli auguri delle ex squadre 
    Roberto Baggio è rimasto ed è sempre nel cuore di tutti i tifosi, in particolare di quelli delle squadre nelle quali ha militato. Nel giorno dei suoi 50 anni sono tanti, attraverso i social, gli auguri indirizzati al Divin Codino di Caldogno. A partire proprio dalle sue ex squadra. «Auguroni Roberto BaggioOfficial! #50 #Baggio #happybirthday #WeAreVicenzaCalcio #ForzaLane #Lanerossi #RobertoBaggio #buoncompleanno» quelli del Vicenza, la sua prima squadra dove ha mosso i primi passi prima di approdare alla Fiorentina. In maglia biancorossa, Baggio ha giocato per tre stagioni (’82-’85) in C1 con complessive 47 presenze e 16 gol. Ed anche da Firenze, dove è rimasto 5 stagioni (1985-1990) con 136 presenze 55 reti, arrivano auguri speciali, in particolare da Giancarlo Antognoni che riconosce come «se fosse rimasto avrebbe usurpato ’il mo regnò, ma ha comunque lasciato un ottimo ricordo».

    «In bianconero hai fatto innamorare tutto il mondo. Tanti auguri per i tuoi 50 anni, Roby #Baggio!» è il messaggio della Juventus
    con cui il vicentino ha giocato dal 1990 al 1995 per cinque stagioni ben 200 gare segnando 115 reti. E poi il Milan (1995-1997) con 67 gare e 19 gol che scrive «Il tempo passa, ma una leggenda non passa mai. Auguri!». Non poteva mancare il Bologna, dove Baggio disputò una sola stagione (1997-1998) giocando 33 gare e segnando 23 gol:«Buon compleanno a Roberto Baggio #Baggio50» il tweet della società felsinea con un link che rimanda ad un video dove si possono ammirare tutti i gol in maglia
    rossoblù. «Tanti auguri Roberto #Baggio! L’omaggio al campione universale per i suoi 50 anni» è l’augurio dell’Inter, società in cui ha
    militato per due stagioni (1998-2000) totalizzando 59 gare e 17 gol. Infine, gli auguri dell’ultima squadra di Baggio, il Brescia,
    con cui ha chiuso la carriera giocando per quattro stagioni (dal 2000 al 2004) giocando complessivamente 101 gare e segnando 46
    gol:«Hai disegnato calcio e ci hai fatto innamorare. Tanti auguri per i tuoi 50 anni Roby #Baggio, immenso campione» scrivono le
    rondinelle sul proprio account twitter. Non mancano neppure gli auguri «istituzionali» come ad esempio quelli del Coni:«Ci sono i campioni e poi ci sono i fuoriclasse. Buon compleanno alla leggenda del calcio Roberto #Baggio» si legge sull’account twitter del comitato olimpico nazionale italiano. Ed anche il presidente Malagò si è unito alla celebrazione:«Auguri Roberto! Lo sport italiano abbraccia il grandissimo campione per i suoi 50 anni... E per le magie che ha regalato all’Italia». Anche la Nazionale italiana (Figc) si unisce al coro degli auguri rimandando con un tweet ad un articolo in cui ricorda la sua carriera e postando il video del suo primo gol in Nazionale. «Oggi compie 50 anni una leggenda del calcio italiano, Pallone d’oro nel 1993: il »Divin Codino« Roberto #Baggio! Tanti auguri campione!» Scrive infine la serie A Tim.
    TRATTO DAL GIORNALE DI VICENZA

    Speciale 50 anni di Roberto Baggio: gli auguri di autorevoli giornalisti

    Nel giorno del compleanno del Divin Codino riportiamo gli auguri di chi le sue gesta le ha seguite dall’altra parte: non sul campo ma ai microfoni

    Italo Cucci: “In molti spendono belle parole per i tuoi 50 anni. Io ho voluto ricordare la tua parte dolorosa perché hai attraversato nella tua vita un immenso campo minato. Dal quel 5 maggio famoso (si parlò di fine carriera) hai avuto diversi traumi a cui si sono aggiunte le varie ostilità da parte degli allenatori: Sacchi, Lippi e Ulivieri. Zoff ti tolse dalla Nazionale per lasciare il posto a Totti e Trapattoni ti rifiutò all’Europeo in Portogallo. Montarono una commedia, quella partita amichevole con la Spagna, per farti prendere gli applausi purché ti fossi tolto di mezzo. Hai tramutato i dolori e le offese in una dimensione spirituale planetaria. I paesi asiatici ti adorano per le qualità morali. Una raccomandazione: un uomo come te non può non avere un incarico da parte del Ministero del’Istruzione. Dovresti lavorare con i giovani per educarli attraverso il tuo esempio”
    Gianfranco De Laurentis: “Un bravissimo giocatore difficilissimo da definire. Sei sempre stato diverso da tutti nel modo di affrontare lo sport. Hai pagato il peso iniziale di infortuni gravissimi e ti è mancata una vera connotazione di tifo (forse solo Firenze ti aveva adottato). Anche in Nazionale, a cui hai dato tantissimo, non sei stato capito fino in fondo. Non sei omologo al calcio: questo tuo modo di essere, non so se giusto o sbagliato, ma è sicuramente altro rispetto a tutto il resto”
    Fabrizio Maffei: “Uno dei più grandi calciatori della storia, non solo italiana. Pur avendo vinto poco rispetto al tuo potenziale hai sempre fatto gol decisivi. Hai una statura morale al di fuori della norma. Ti sei sempre contraddistinto per garbo e disponibilità. Geloso della tua privacy, le poche volte che ti concedevi per le interviste dicevi sempre cose intelligenti. La tua è un’immagine pura e cristallina. Il tuo nome è garanzia di stile, classe e fair play”
    Mario Mattioli: “Parlare di te incute sempre un po’ di timore reverenziale per quanto hai saputo regalare al calcio internazionale e per la coerente discrezione che ha sempre accompagnato il tuo cammino anche al di fuori del Campo di Calcio. Ricordo ancora quando sei stato incaricato dalla Federcalcio italiana di rilanciare il Centro tecnico di Coverciano all’indomani del flop al mondiale sudafricano. Non durò molto perché incomprensioni generate dalla poca chiarezza nelle competenze, senza linee di demarcazione precise con gli incarichi di Rivera, di Sacchi e di Albertini ma soprattutto senza che tu stesso fossi investito della necessaria autorità e “potere” per procedere al rinnovamento di una struttura in decadimento. Risultato: dimissioni irrevocabili.
    Tuttavia quello che voglio mettere in evidenza è il tuo grande animo.
    Lascio stare le tue iniziative a scopo benefico che alimentavi in gran segreto: sarebbe semplice e si sconfinerebbe nella fin troppo scontata retorica. Voglio mettere in evidenza invece anche il tuo rispetto per i piccoli sentimenti reciproci di amicizia alimentati da anni di frequentazioni comuni dei Campi di calcio: tu atleta ed io giornalista televisivo; tu alle prese con il pallone, io alle prese con il commento delle tue partite a 90° minuto. Nei tanti anni si è instaurato un rapporto di amicizia anche con mia moglie diventata negli anni collezionista delle varie maglie indossate da Roberto. Nel Campionato 1997/98 avevi giocato nel Bologna dove eri approdato dopo il biennio in chiaroscuro milanista. La classifica del Bologna era a ridosso della zona che regala le competizioni europee trascinato proprio dalle tue grandi partite e gol che alla fine saranno ben 22 in 30 partite.
    Il 19 aprile 1998 al Comunale Dall’Ara arriva proprio il Milan in procinto di disputare la finale di Coppa Italia. Nel giro di Campo che faccio sempre prima dell’inizio ti saluto come al solito ricordandoti che mia moglie – appunto – non ha ancora la tua maglia del Bologna. La partita non ha praticamente storia: finisce 3 a 0 per la Squadra rossoblu con tua doppietta e gol di Fontolan. Il tuo primo gol lo segni proprio sotto il gremitissimo settore milanista: pallonetto sui difensori e tocco morbido a superare Sebastiano Rossi. Dall’Ara in festa con fragorosi applausi anche dal settore milanista che si prolungarono a lungo anche dopo la ripresa del gioco. Fu letteralmente un trionfo impreziosito dalla doppietta.
    Con lo Stadio in festa non mi fu facile quel giorno raggiungere il pullman regia della Rai per preparare il pezzo per 90°. Già da un quarto d’ora al termine si era scatenato su Bologna un violento temporale al quale tutti eravamo impreparati. Tra l’altro era necessario sempre rispondere ai tifosi che chiedevano una mia battuta sulla partita e arrivai di corsa e mezzo fradicio al Pullman Rai dovendomi anche sbrigare. Ero in pieno montaggio quando arriva il Capo Tecnico della Esterna Rai che con un po’ di titubanza mi interrompe (credo di avergli indirizzato anche una colorita imprecazione): – Mario c’è uno che ti cerca fuori dal pullman; gli ho detto che stai lavorando ma questo insiste e non se ne va, sta pure sotto la pioggia. -Digli di tornare dopo che ho finito – rispondo – Il Capo tecnico va e ritorna dopo poco: – Mario questo continua a rompere, va a vedere che vuole altrimenti non ce lo togliamo più dalle scatole!! – Mi alzo anche un po’ innervosito e apro la porta: fuori sotto la pioggia con sciarpa fino al naso e cappellino di lana calato fino agli occhi c’eri tu con un sacchetto in mano: dentro c’era la maglia indossata in partita.
    – Mario è la maglia per tua moglie, adesso scappo, alla prossima!-
    Un abbraccio frettoloso e via.
    Questo sei tu. Questo è Roberto Baggio”
    Bruno Pizzul: “Sei un ragazzo che ha lasciato una traccia profonda nell’immaginario collettivo per il tuo modo gioioso d’interpretare il gioco. Volevi far divertire. Hai fatto cose straordinarie, tanto più apprezzabili perchè tutta la tua carriera è stata tempestata da infortuni. Nonostante ciò hai sempre dato l’impressione di divertirti. Rappresenti il calcio eroico prima dell’essere contaminato da aspetti extra-tecnici; ora è più business che piacere del gioco. In molti dicono che hai dato il meglio di te in squadre piccole perché in quelle grandi la tua grande popolarità dava fastidio (anche se i tuoi compagni non avevano moti di ribellione). Sei un ragazzo dolcissimo, molto attaccato alla famiglia, sorridente e adorabile. Ti auguro il meglio in occasione dei tuoi 50 anni”
    Ivan Zazzaroni: “Per me non è mai cambiato nulla nei tuoi riguardi. Sono solo passato dall’emozione all’amicizia. Il ricordo più bello è nel post gara dopo la Nigeria ad Usa ‘94. Eravamo solo io, te e Paolo Condò. Il bello di te è che non trasmetti emozioni nel bene e nel male. Per te aver vinto quella partita così significativa era come aver vinto Vicenza-Giorgione…poi magari dentro di te avevi un’esplosone di gioia, ma non traspariva all’esterno. Tu riesci a semplificare tutto. Mi avevi confidato che tua madre aveva predetto che avresti deciso la partita. Così per fortuna andò”
    TRATTO DA PASSIONEDELCALCIO


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    50 ANNI IN 50 FOTO (LA GAZZETTA DELLO SPORT)
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    CHI HA SCOPERTO ROBERTO BAGGIO?

    Addio a Trevisan, storico scopritore di Roberto Baggio

    27.07.2015

    Non aveva giocato in campo e non allenava ma l'amore, quello vero, per il Lane ce l'aveva nel cuore e nel cuore, per tutta la vita, aveva conservato anche l'orgoglio e l'emozione di aver scoperto, lui per primo, il compaesano Roberto Baggio, consegnandolo all'olimpo del calcio mondiale. Si è spento in silenzio, poche ore prima della morte di Giulio Savoini Antonio Bruno Trevisan, infermiere calidonense e storico “scopritore” del Divin Codino.
    Una passione e un destino condivisi anche alla fine quelli del 71 enne talent scout per caso e di Savoini che, come raccontano i figli, si conoscevano da molti anni proprio per la fede incrollabile del calidonense nel calcio e nel Vicenza, di cui era tifosissimo, in particolare. Proprio uno dei figli dell'uomo, Diego, operatore in servizio sulle ambulanze, lo scorso martedì era stato inviato a prendere Savoini nella sua abitazione per condurlo poi in ospedale, dove le sue condizioni si sono aggravate. 
    Giulia Armeni